Cani e gatti ci aiutano in modo diverso con lo stress (indovinate chi ha scelto il metodo più complicato)

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Cani e gatti ci aiutano in modo diverso con lo stress (indovinate chi ha scelto il metodo più complicato)

| 18/09/2026
@AI generated

Cani e gatti ci aiutano con lo stress in modo diverso (e ovviamente il gatto ha scelto la via più complicata)

  • Uno studio della Purdue University ha analizzato 1.923 proprietari di cani e 1.804 proprietari di gatti negli Stati Uniti
  • Tra i proprietari di cani, una maggiore interazione con l’animale era fortemente associata a un minore stress percepito
  • Tra i proprietari di gatti, l’interazione aveva un’associazione minima con lo stress, mentre emergeva maggiormente la vicinanza emotiva
  • Una maggiore vicinanza emotiva all’animale era associata a più stress sia tra chi viveva con un cane sia tra chi viveva con un gatto, ma lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto
  • I cinque fattori analizzati spiegavano soltanto circa il 26% dell’associazione complessiva tra specie posseduta e stress percepito

 

Abbracciamo il gatto perché siamo stressati o siamo meno stressati perché abbracciamo il gatto? La risposta scientificamente corretta è: non lo sappiamo ancora. La risposta di chi vive con un gatto è invece che, qualunque cosa stia succedendo, sicuramente lui ne era già al corrente e non aveva ritenuto necessario informarci.

Uno studio della Purdue University pubblicato su PLOS ONE il 17 giugno 2026 ha confrontato 1.923 proprietari di cani e 1.804 proprietari di gatti, per un totale di 3.727 partecipanti statunitensi, con l’obiettivo di capire come diversi aspetti della relazione con gli animali fossero associati allo stress percepito. Lo studio, firmato da Niwako Ogata, Anna L. Heck e Hsin-Yi Weng, è disponibile anche su PubMed e in versione integrale su PubMed Central.

E cani e gatti, con ammirevole coerenza rispetto a qualche millennio di convivenza con noi, sembrano aver scelto due strade diverse.

Tra i proprietari di cani, una maggiore interazione con l’animale era fortemente associata a un minore stress percepito. Fare cose insieme, insomma: interagire, giocare, condividere attività. Tra i proprietari di gatti, invece, questa associazione era minima. Nel modello analizzato dalle ricercatrici, per i gatti assumeva maggiore importanza la vicinanza emotiva.

Il cane vuole fare qualcosa con voi.

Il gatto può apparentemente contribuire alla relazione anche stando a tre metri di distanza, dandovi le spalle e occupando esattamente la superficie che vi serviva.

Fin qui tutto sorprendentemente conforme alle aspettative.

Poi arriva il risultato che rovina la festa a tutti: una maggiore vicinanza emotiva all’animale era associata a livelli più elevati di stress percepito sia tra chi viveva con un cane sia tra chi viveva con un gatto.

Prima di cacciare il felino di casa per tutelare la salute mentale, però, conviene rimettere il trasportino nell’armadio. Lo studio non permette di concludere che essere molto affezionati a un animale provochi stress.

Potrebbe accadere anche il contrario: chi è più stressato potrebbe cercare maggiore vicinanza emotiva nel proprio animale. Oppure potrebbero intervenire altri fattori che il modello non riesce a catturare.

Che, ammettiamolo, nel caso del gatto appare anche un accordo abbastanza vantaggioso: voi gli raccontate il disastro della vostra giornata, lui rimane sdraiato, non vi interrompe e soprattutto non propone soluzioni. Una competenza che manca a parecchi esseri umani.

Con il cane conta soprattutto fare cose insieme, mentre il gatto sembra essersi specializzato nella vicinanza emotiva e nella sofisticata arte di esserci

Lo studio di Niwako Ogata, Anna L. Heck e Hsin-Yi Weng, ricercatrici della Purdue University, è stato pubblicato su PLOS ONE il 17 giugno 2026. I dati utilizzati provenivano da un progetto longitudinale condotto tra giugno 2020 e settembre 2024 e dedicato all’impatto della pandemia di Covid-19 sulle relazioni uomo-animale, sul comportamento degli animali domestici e sulla salute mentale. I partecipanti erano stati reclutati negli Stati Uniti attraverso la piattaforma online CloudResearch.

Il campione analizzato comprendeva 3.727 proprietari statunitensi: 1.923 proprietari di cani, pari al 52%, e 1.804 proprietari di gatti, pari al 48%. Lo stress era stato misurato attraverso la Perceived Stress Scale a 10 item, che produce un punteggio da 0 a 40: più alto il punteggio, maggiore lo stress percepito.

Le ricercatrici hanno preso in considerazione cinque aspetti: interazione uomo-animale, vicinanza emotiva, costi percepiti della gestione, problemi comportamentali e preoccupazioni legate alla trasmissione di malattie. Per l’analisi è stato utilizzato un modello di percorso guidato da un grafo aciclico diretto, o DAG, con 5.000 repliche bootstrap per stimare gli intervalli di confidenza al 95%. I dati mancanti sono stati gestiti tramite imputazione multipla. In altre parole: non hanno chiesto a dodici persone su Facebook se preferissero Fido o Micio e poi costruito una teoria della mente animale attorno ai commenti.

La prima cosa che emerge è che il derby cane-gatto finisce sostanzialmente senza un vincitore netto. I proprietari di cani mostravano livelli di stress leggermente inferiori rispetto ai proprietari di gatti, ma la differenza complessiva tra le due specie era marginale.

Quindi niente “i cani fanno meglio alla salute mentale”. Spiace per i Labrador che avevano già ordinato le magliette.

Le differenze diventavano più interessanti quando le ricercatrici osservavano i singoli aspetti della relazione. Tra chi aveva un cane, una maggiore interazione uomo-animale mostrava una forte associazione inversa con lo stress percepito. Tra i proprietari di gatti, invece, la stessa associazione era minima. Nel confronto tra i mediatori considerati, l’interazione risultava il fattore più influente per i proprietari di cani, mentre la vicinanza emotiva emergeva maggiormente per quelli di gatti.

Il che, per chiunque abbia provato a proporre un’attività a un gatto che in quel momento aveva programmato diciassette ore consecutive di immobilità, contiene una certa logica narrativa.

Le ragioni di questa differenza, però, non possono essere stabilite dallo studio. I cani condividono spesso con gli esseri umani numerose attività: passeggiate, gioco, addestramento ed esplorazione dell’ambiente. Una relazione molto intensa con un gatto può svolgersi anche attraverso modalità differenti.

Per esempio il gatto può dormire accanto a voi.

Può seguirvi in bagno.

Può sedersi sulla tastiera durante una scadenza lavorativa.

Può ignorarvi per quattro ore e poi manifestare un bisogno emotivo inderogabile esattamente quando avete entrambe le mani occupate.

Sono relazioni complesse. E soprattutto vengono gestite da una delle due parti con condizioni contrattuali che l’altra non ricorda di avere mai firmato.

Il risultato più controintuitivo riguarda proprio la vicinanza emotiva. Nei dati, una maggiore vicinanza emotiva era associata a maggiore stress percepito tanto nei proprietari di cani quanto in quelli di gatti.

È una frase perfetta per produrre un titolo terrificante: “Amare il tuo gatto ti rende più stressato”.

Ed è anche una conclusione che il paper non autorizza.

Il modello statistico permette infatti di studiare le associazioni tra le variabili, ma non consente di stabilire automaticamente la direzione del rapporto causale. Gli stessi autori indicano la necessità di ulteriori studi longitudinali per verificare le ipotesi generate da questi risultati.

Una persona molto coinvolta emotivamente potrebbe, per esempio, preoccuparsi maggiormente della salute e del benessere dell’animale. La gestione stessa comporta responsabilità, costi e possibili problemi. Oppure può succedere qualcosa di ancora più semplice: quando siamo stressati potremmo cercare maggiormente il nostro animale. È un’ipotesi compatibile con i dati, non una conclusione dimostrata dallo studio.

Dopo una giornata orrenda torniamo a casa, troviamo il gatto sul divano e gli raccontiamo problemi sentimentali, professionali ed economici che lui accoglie con la solennità di una creatura che alle 11:43 ha vomitato sul tappeto e alle 11:44 aveva già voltato pagina.

Nei risultati compare anche un altro elemento meno poetico ma molto concreto: costi percepiti più elevati e maggiori problemi comportamentali erano associati a più stress in entrambe le specie, con associazioni leggermente più pronunciate tra i proprietari di cani.

Quindi sì, il conforto emotivo esiste dentro una relazione che comprende anche veterinario, cibo, gestione quotidiana e occasionalmente qualcuno che decide che le quattro del mattino siano un orario ragionevole per correre lungo il corridoio inseguito da entità che soltanto lui può vedere.

C’è inoltre un numero importante, perché impedisce di trasformare lo studio nell’ennesima teoria universale sul rapporto tra animali domestici e salute mentale: i mediatori considerati spiegavano soltanto circa il 26% dell’associazione complessiva tra specie posseduta e stress percepito. Una parte consistente dell’associazione rimane quindi fuori da ciò che il modello analizzato riesce a spiegare.

Gli autori chiedono infatti ulteriori ricerche e indicano gli studi longitudinali come passo necessario per approfondire questi schemi specifici di cani e gatti. Va inoltre ricordato il contesto in cui sono stati raccolti i dati: il progetto si è svolto tra il 2020 e il 2024 e comprende quindi diverse fasi della pandemia di Covid-19, periodo tutt’altro che ordinario per studiare stress, isolamento, routine quotidiane e rapporto con gli animali domestici.

Lo studio racconta così qualcosa di più interessante della solita gara tra cani e gatti. Con i cani emerge soprattutto l’interazione concreta; con i gatti, tra i fattori esaminati, assume maggiore peso la vicinanza emotiva. E in entrambe le specie un legame emotivo più stretto risulta associato a maggiore stress, senza che questi dati permettano di stabilire chi abbia portato chi fin lì.

Noi, naturalmente, manteniamo una piccola preferenza per il metodo felino.

Il cane vi porta fuori, vi fa camminare, vi coinvolge nelle attività e, nei dati dello studio, una maggiore interazione con lui è associata a minore stress.

Il gatto vi guarda soffrire dal divano.

E in qualche modo riesce comunque a essere emotivamente importante.

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