Lo studio di Jennifer Berdahl e Natalya Alonso rivela perché la chioma chiara aiuta le donne nei ruoli di potere
- Lo studio di Jennifer Berdahl e Natalya Alonso analizza il legame tra colore dei capelli e leadership femminile
- Nei vertici S&P 500 il 48% delle donne CEO e il 35% delle senatrici statunitensi risultano essere bionde
- Esperimenti su 100 uomini mostrano che le brune sono considerate piu competenti ma le bionde meno penalizzate se autoritarie
- La chioma bionda funziona come segnale disarmante attenuando la percezione di aggressività nei ruoli di potere
- L’indagine evidenzia il doppio standard professionale che condiziona il giudizio sulle donne in carriera
Per decenni le barzellette di costume hanno dipinto le donne bionde secondo i cliché più beceri e superficiali, ma quando si osserva la mappa del potere le cose cambiano radicalmente. Una celebre indagine condotta dalle ricercatrici Jennifer Berdahl e Natalya Alonso ha infatti portato alla luce un dato statistico del tutto inaspettato. Esaminando le posizioni di vertice nel panorama statunitense, lo studio ha rilevato che ben il 48% delle donne CEO nelle aziende dell’indice S&P 500 sfoggia una chioma dorata. La percentuale resta decisamente elevata anche nelle istituzioni coperte dalle notizie di cronaca, raggiungendo il 35% tra le senatrici americane.
Presentata nel 2016 durante il congresso dell’Academy of Management, la ricerca chiarisce subito che il colore dei capelli non regala superpoteri manageriali o competenze prodigiose. La spiegazione risiede interamente nelle dinamiche sociali e nel modo in cui gli stereotipi di genere condizionano la percezione della leadership al femminile. In un esperimento condotto su circa 100 uomini, i partecipanti hanno valutato una serie di immagini attribuendo alle donne brune un punteggio più alto in termini di competenza e indipendenza. Tuttavia, di fronte a dichiarazioni dal tono fortemente autoritario, i giudizi verso le figure bionde si sono rivelati nettamente meno severi.
L’effetto disarmante della chioma e il doppio standard della leadership
Il segreto di questo successo risiede in un meccanismo psicologico ben preciso individuato dalla docente Jennifer Berdahl. I capelli chiari tendono a funzionare come una sorta di effetto disarmante inconsapevole nelle dinamiche d’ufficio. Poiché i pregiudizi culturali associano la chioma bionda a un’immagine più giovane, docile e meno minacciosa, i comportamenti decisi o categorici messi in atto da queste professioniste vengono tollerati con maggiore facilità. Questa sorta di scudo estetico permette di ammorbidire l’impatto visivo della fermezza dirigenziale agli occhi dei colleghi o dei sottoposti.
L’analisi mette a nudo l’ennesimo doppio standard che penalizza le lavoratrici che aspirano a fare carriera. Alle professioniste viene costantemente richiesto di dimostrare un’elevata autorevolezza decisionale, ma quando si mostrano troppo dirette rischiano di essere etichettate come eccessivamente aggressive. Una tinta per capelli non rappresenta certo un lasciapassare automatico per ottenere una promozione. Il lavoro scientifico dimostra piuttosto come elementi del tutto estranei al merito professionale finiscano per orientare le valutazioni sulle donne al comando.

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