Partner ideali, lo studio su monogami e poliamorosi: alcuni uomini “specializzano” uno dei due su sesso e bellezza
- Tre studi hanno coinvolto complessivamente 663 partecipanti negli Stati Uniti
- I partecipanti disponevano di 70 punti da distribuire tra sette caratteristiche di due partner ideali contemporanei
- Nei due campioni prevalentemente monogami gli uomini sceglievano più spesso almeno un partner concentrato su attrattiva fisica e bravura a letto
- Nel campione di 169 persone realmente poliamorose la differenza tra uomini e donne non è emersa
- Lo studio riguarda preferenze ipotetiche e non dimostra come le persone scelgano davvero i partner nella vita reale
Immaginate di entrare nel configuratore dell’amore come quando si ordina un’automobile: avete 70 punti, sette caratteristiche e non uno, ma due partner ideali da costruire contemporaneamente. Ambizione? Cinque punti. Intelligenza? Sette. Gentilezza? Otto. Bravura a letto? Vediamo quanto budget è rimasto. Mancano solo i cerchi in lega e il climatizzatore bizona.
È più o meno ciò che Ashley J. Coventry, Benjamin Gelbart, Kathryn V. Walter, Tamsin German e Daniel Conroy-Beam, ricercatori del Department of Psychological and Brain Sciences della University of California, Santa Barbara, hanno chiesto ai partecipanti di tre studi pubblicati online sul Journal of Social and Personal Relationships.
I partecipanti avevano 70 punti per costruire due partner ideali: nei campioni prevalentemente monogami gli uomini privilegiavano più spesso bellezza e bravura a letto
Nel primo studio, i ricercatori hanno reclutato attraverso Prolific un campione finale di 267 persone residenti negli Stati Uniti: 133 donne e 134 uomini, con un’età compresa tra 19 e 89 anni e una media di 36,79 anni. Il campione non era stato reclutato specificamente come monogamo, quindi sarebbe scorretto chiamare tutti i partecipanti “monogami”: gli autori lo descrivono come un campione generale, largamente orientato alla monogamia.
Il compito aveva un delizioso retrogusto da gestionale sentimentale. Ogni partecipante doveva immaginare di avere due partner romantici contemporanei e di lungo periodo, chiamati in maniera volutamente neutra “Partner Orange” e “Partner Blue”. Poi doveva distribuire complessivamente 70 punti tra sette caratteristiche: ambizione, attrattiva fisica, intelligenza, bravura a letto, gentilezza, status sociale e prospettive economiche. Per ogni caratteristica e per ciascun partner era possibile assegnare da zero a dieci punti.
La maggioranza, alla fine, non costruiva il classico duo “uno per parlarci e uno per divertirsi”. Anzi. Nel primo studio il 74,53% dei partecipanti creò due partner appartenenti allo stesso tipo, e la combinazione più frequente era costituita da due persone definite dai ricercatori Well-Rounded, cioè equilibrate: nessuna delle sette qualità divorava tutto il budget a scapito delle altre. Il 49,06% dei partecipanti finiva proprio in questa combinazione.
Ma oltre un quarto dei partecipanti distribuiva i punti in modo da ottenere due profili differenti. Attraverso una k-means cluster analysis, gli autori individuarono infatti due grandi schemi: il partner Well-Rounded e quello chiamato senza troppi giri di parole Good in Bed and Attractive, nel quale attrattiva fisica e abilità sessuale ricevevano una priorità maggiore rispetto alle altre caratteristiche.
Ed è qui che arriva il risultato più succoso — in senso statistico, prima che qualcuno chiami l’avvocato divorzista.
Nel primo studio, uomini e donne sceglievano più frequentemente due partner equilibrati: lo faceva il 38,81% degli uomini e il 59,40% delle donne. Tuttavia, gli uomini risultavano significativamente più propensi delle donne a creare almeno un partner appartenente al gruppo “bravo a letto e attraente”. Inoltre, il 32,84% degli uomini creava addirittura due partner appartenenti a quel gruppo, contro il 18,05% delle donne.
No, questo non significa che “gli uomini vogliono una moglie e un’amante sexy”. Sarebbe una traduzione scientifica effettuata con Google Translate durante un blackout. I partecipanti non stavano scegliendo vere mogli, mariti, amanti o fidanzati: stavano distribuendo punti all’interno di uno scenario ipotetico nel quale entrambi i partner erano esplicitamente descritti come relazioni romantiche simultanee e di lungo periodo.
Il secondo studio serviva anche a verificare se il risultato si sarebbe ripetuto. Il campione finale comprendeva 227 persone, 111 donne e 116 uomini, con età da 19 a 83 anni e media di 40,77 anni. Soltanto 10 partecipanti, il 4,41%, si identificavano come poliamorosi. Anche qui, dunque, parliamo di un campione prevalentemente monogamo.
Il risultato generale riemerse. Nel secondo studio, il 37,93% degli uomini costruì la combinazione formata da un partner “Well-Rounded” e uno “Good in Bed and Attractive”. Era la combinazione più frequente tra gli uomini. Il 31,90% ne preferì due del secondo tipo, mentre il 30,17% costruì due partner equilibrati. Tra le donne, invece, il 51,35% scelse due partner “Well-Rounded”, il 36,04% la combinazione mista e soltanto il 12,61% due partner concentrati soprattutto su sesso e attrattiva.
Tradotto con cautela: nei due campioni prevalentemente monogami, gli uomini mostravano più spesso delle donne uno schema nel quale almeno uno dei due partner ideali veniva “specializzato” maggiormente su attrattiva fisica e abilità sessuale. Non tutti gli uomini, non necessariamente la maggioranza degli uomini e, soprattutto, non nel mondo reale.
Nel secondo esperimento i ricercatori aggiunsero anche una domanda fondamentale: bene, avete costruito questi due benedetti partner. Ma quanto tempo, denaro e coinvolgimento emotivo dareste a ciascuno?
Qui emerse un altro dettaglio interessante. Le persone che avevano creato due partner appartenenti a categorie differenti tendevano a immaginare una distribuzione meno equilibrata dell’investimento. In particolare, il partner “Well-Rounded” tendeva a ricevere più tempo rispetto a quello costruito prevalentemente attorno ad attrattiva e bravura sessuale.
Insomma, qualcuno sembrava aver inconsapevolmente inventato la versione sentimentale del guardaroba: il capo versatile da usare tutti i giorni e quello spettacolare per le occasioni speciali. Solo che qui stiamo parlando di esseri umani ipotetici, quindi magari evitiamo di provarci a casa.
Tra i poliamorosi la differenza tra uomini e donne scompare
Il terzo studio cambia completamente prospettiva perché coinvolge persone che la non monogamia consensuale non dovevano immaginarla sedute davanti a Qualtrics: si identificavano realmente come poliamorose.
I ricercatori avevano inizialmente programmato di ottenere 263 partecipanti, ma il reclutamento si rivelò più difficile del previsto. Dopo le esclusioni previste dal protocollo, il campione finale arrivò a 169 persone poliamorose. Per ragioni legate all’approccio statistico utilizzato, gli autori esclusero inoltre dalle analisi i partecipanti che non si identificavano come uomini o donne oppure desideravano un partner ideale non classificabile come uomo o donna. Gli stessi ricercatori indicano questa scelta come un limite importante dello studio.
Ed ecco il colpo di scena.
Anche tra le persone poliamorose la maggior parte non costruì due partner totalmente differenti. Il 74,56% creò infatti due partner appartenenti allo stesso gruppo, una proporzione quasi identica al 74,53% osservato nel primo studio. La combinazione più comune, scelta dal 47,34%, rimaneva quella composta da due partner equilibrati.
Ma il secondo tipo di partner cambiò. Nel campione poliamoroso non emerse il cluster “attraente e bravo a letto” osservato nei primi due studi. Comparve invece un profilo definito dagli autori Kind and Good in Bed: gentile e bravo a letto. L’attrattiva fisica, insomma, lasciava il posto alla gentilezza tra le caratteristiche più distintive di quel gruppo.
Soprattutto, la differenza tra uomini e donne vista nei campioni prevalentemente monogami sparì. Il genere del partecipante non risultava significativamente associato alla combinazione scelta. Due partner equilibrati erano la soluzione più comune sia tra gli uomini, il 46,67%, sia tra le donne, il 48,44%.
Anche il modo in cui i poliamorosi immaginavano di distribuire il proprio investimento era diverso. Se i due partner appartenevano a categorie differenti, permaneva una maggiore probabilità di immaginare una divisione non perfettamente uguale del tempo. Tuttavia, a differenza del secondo studio, il tipo di partner non determinava significativamente quale dei due dovesse ricevere più tempo. Gli stessi autori sottolineano però che l’assenza di alcuni effetti potrebbe dipendere anche dal campione poliamoroso più piccolo del previsto.
Il risultato è interessante proprio perché complica la storia invece di consegnarci la solita morale da biscotto della fortuna. Gli autori ipotizzano che i partecipanti prevalentemente monogami, quando costretti a immaginare due relazioni contemporanee, possano avere pensato implicitamente a una struttura gerarchica con un partner “principale” e uno “secondario”. I partecipanti poliamorosi, al contrario, potevano avere in mente modelli relazionali differenti. Tuttavia lo studio non ha chiesto ai poliamorosi quale struttura concreta praticassero, quindi questa rimane un’interpretazione possibile e non un fatto dimostrato.
Qui sta anche uno dei limiti principali della ricerca. I “tipi” di partner emersi dall’analisi statistica non sono categorie psicologiche universali che passeggiano davvero per strada con un cartellino appeso al collo: “buono a letto, scarsino sulle prospettive economiche”. Gli stessi autori precisano che quei cluster dipendono dal compito, dalle sette caratteristiche scelte e dal vincolo artificiale dei 70 punti.
Tutti i campioni provenivano inoltre dagli Stati Uniti, quindi non sappiamo se lo stesso schema apparirebbe in Italia, Giappone, Nigeria o nel condominio di vostra zia. I primi due studi non erano preregistrati; il terzo sì. Nel primo studio si verificò anche un piccolo errore tecnico nella scala del questionario, che gli autori dichiarano di avere corretto nel secondo esperimento, dove il risultato principale venne replicato.
La ricerca è stata finanziata attraverso una University of California Academic Senate Faculty Research Grant assegnata a Tamsin German. Gli autori dichiarano di non avere potenziali conflitti di interesse. Dati e materiali sono stati resi disponibili sull’Open Science Framework, mentre la preregistrazione del terzo studio è pubblicata su AsPredicted.
La conclusione più corretta, quindi, è meno esplosiva del titolo da social ma molto più interessante: quando alcune persone prevalentemente monogame immaginano due partner contemporanei, gli uomini risultano più propensi delle donne a concentrare attrattiva fisica e bravura sessuale in almeno uno dei due. Tra le persone effettivamente poliamorose studiate, però, quella differenza non compare.
Non sappiamo se questo descriva ciò che le persone sceglierebbero veramente. Non dimostra che gli uomini desiderino “una compagna seria e una sexy”, né che il poliamore cancelli magicamente le differenze tra i sessi. Parliamo di preferenze dichiarate all’interno di un esercizio sperimentale ipotetico, non di comportamento osservato e tanto meno di un rapporto di causa-effetto.
Ma una cosa lo studio la dimostra piuttosto bene: appena consegni agli esseri umani 70 punti e due partner immaginari, riescono comunque a trasformare l’amore in un foglio Excel. Mancava solo la colonna “red flag” e avremmo finalmente avuto il gestionale sentimentale definitivo.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://osf.io/p8xj4/
- https://aspredicted.org/x2sf-fchf.pdf
- https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/02654075261456357
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