Il gatto copre meno la pipì nella lettiera? Uno studio trova un legame inatteso con la malattia renale

Commenti Memorabili CM

Il gatto copre meno la pipì nella lettiera? Uno studio trova un legame inatteso con la malattia renale

| 02/09/2026
@AI generated

Malattia renale nei gatti, la lettiera potrebbe rivelare un segnale inatteso: quanto coprono i bisogni

  • Uno studio retrospettivo ha analizzato i comportamenti nella lettiera di 136 gatti tra gennaio 2023 e settembre 2025
  • I gatti con malattia renale cronica urinavano più spesso e impiegavano più tempo nella minzione rispetto ai gatti senza patologie note
  • Dopo aver urinato, i gatti con malattia renale coprivano i bisogni per meno tempo e con minore intensità
  • Un modello di machine learning ha raggiunto un F1-score ponderato dell’89,9% nel gruppo di validazione, ma ha riconosciuto il 57,1% dei gatti con CKD
  • La lettiera intelligente non diagnostica la malattia renale e gli stessi autori precisano che i dati devono essere valutati insieme a un veterinario

 

Chi vive con un gatto conosce bene la scena. Sua Maestà entra nella lettiera, sistema la sabbia secondo criteri urbanistici noti soltanto a lui, fa quello che deve fare e poi può trascorrere un tempo sorprendentemente lungo a cancellare ogni traccia del misfatto. A volte scava tanto da dare l’impressione di voler raggiungere direttamente il mantello terrestre.

Eppure proprio quel piccolo rituale potrebbe contenere informazioni interessanti sulla malattia renale nei gatti. Uno studio pubblicato sulla rivista Animals ha infatti osservato che i gatti con malattia renale cronica, o CKD dall’inglese chronic kidney disease, tendevano non soltanto a urinare più frequentemente, ma anche a coprire l’urina per meno tempo e con minore intensità.

La ricerca è tornata sotto i riflettori il 31 agosto 2026, quando il Purina Institute ha diffuso un nuovo comunicato sui risultati. È quindi importante mettere subito le date in ordine: lo studio non è stato pubblicato a settembre, ma ad aprile. Il nuovo rilancio mediatico è arrivato alla fine di agosto.

Una lettiera intelligente ha seguito 136 gatti e ha trovato un profilo associato alla malattia renale: più pipì, minzione più lunga e meno copertura

Natalie Langenfeld-McCoy e colleghi di Nestlé Purina Research e del College of Veterinary Medicine della Ohio State University hanno analizzato retrospettivamente i dati raccolti da 136 gatti tra gennaio 2023 e settembre 2025. Le informazioni provenivano da un sistema di monitoraggio intelligente della lettiera capace di registrare eventi come minzione, defecazione, visite senza eliminazione, peso prodotto, durata della permanenza e intensità dello scavo. Per ogni gatto erano disponibili dati raccolti per periodi compresi tra due settimane e due anni, con una mediana di circa sei settimane.

Il gruppo utilizzato per sviluppare il modello comprendeva 13 gatti con CKD confermata e 72 gatti senza condizioni note. Un gruppo separato di validazione comprendeva invece 7 gatti con CKD e 44 senza condizioni note. In totale, i ricercatori hanno confrontato circa 24 caratteristiche comportamentali e successivamente utilizzato un algoritmo di machine learning, CatBoost, per verificare se quella particolare combinazione di comportamenti potesse distinguere i gatti appartenenti al gruppo renale.

Ed è qui che la normale visita alla toilette del gatto comincia ad assomigliare a una puntata molto particolare di CSI: lettiera.

La media giornaliera delle minzioni calcolata su una settimana era di 4,6 nei gatti con malattia renale contro 2,3 nei gatti senza condizioni note, una differenza statisticamente significativa. Anche la quantità complessiva registrata durante la minzione era superiore: nell’arco di sette giorni il peso totale dell’output urinario era in media di 1.007,4 grammi nel gruppo renale contro 469,8 grammi nell’altro gruppo.

I gatti con CKD impiegavano inoltre più tempo nell’atto vero e proprio di urinare: 25,2 secondi contro 17,8 secondi. Paradossalmente, però, l’intero evento trascorso nella lettiera risultava più breve, 58,9 secondi contro 70,4. Il motivo individuato dai ricercatori riguarda soprattutto ciò che accadeva dopo.

Una volta terminata la minzione, infatti, i gatti del gruppo renale dedicavano in media 14 secondi alla fase di transizione e copertura, contro 22,9 secondi dei gatti senza condizioni note. Anche la forza utilizzata per spostare la lettiera durante la copertura risultava inferiore. In altre parole: facevano più pipì, ci mettevano più tempo a farla e, finito il lavoro, sembravano avere molta meno voglia di dedicarsi alle pulizie di fino.

Gli autori hanno osservato una riduzione del comportamento di copertura sia nei gatti agli stadi IRIS 1-2 sia in quelli agli stadi 3-4 della malattia renale cronica. Alcuni altri segnali, come la maggiore durata della minzione, apparivano invece più marcati negli stadi 3-4.

Non significa, naturalmente, che un gatto che una mattina decide di non seppellire accuratamente la propria pipì stia inviando un referto nefrologico in codice Morse. Il punto dello studio riguarda pattern ripetuti raccolti nel tempo, non il singolo comportamento osservato dal proprietario.

La lettiera non fa diagnosi: cosa dice davvero lo studio sulla malattia renale nei gatti

Il modello ottenuto dai ricercatori ha registrato un F1-score ponderato dell’89,9% nel set di validazione. È un numero interessante, ma preso da solo rischia di fare la stessa fine delle percentuali nelle pubblicità dei dentifrici: sembra raccontare tutto e invece ha bisogno di essere spiegato.

Nel gruppo di validazione c’erano sette gatti classificati come renali. Il modello ne ha identificati correttamente quattro e ne ha mancati tre: la sensibilità, o recall, per il gruppo CKD era quindi del 57,1%. Inoltre, tra gli animali indicati dal modello come appartenenti al gruppo renale, la precisione era del 66,7%. Due gatti segnalati come possibili CKD erano stati invece descritti dai proprietari come privi di condizioni note. Gli autori precisano che non è noto se questi animali abbiano ricevuto successivamente una diagnosi renale.

Insomma, siamo ben lontani dalla fantascientifica “lettiera che ti dice se il gatto è malato”.

Gli stessi ricercatori lo sottolineano apertamente: il monitoraggio intelligente della lettiera non è uno strumento diagnostico. Può individuare variazioni persistenti che potrebbero suggerire la necessità di rivolgersi al veterinario e di effettuare gli esami appropriati. Il paper è indicizzato anche su PubMed con DOI 10.3390/ani16091319.

Lo studio presenta inoltre alcuni limiti da tenere bene in vista. Si tratta di un’analisi retrospettiva e il numero di gatti con CKD era relativamente piccolo: 13 nel gruppo utilizzato per lo sviluppo del modello e appena 7 nella validazione. I dati del gruppo senza patologie note provenivano inoltre, almeno in parte, dalle informazioni fornite volontariamente dai proprietari. “Nessuna patologia nota”, dunque, non equivale necessariamente a “salute perfetta certificata da ogni esame possibile”.

C’è poi un elemento di trasparenza importante. Sette autori dello studio risultano dipendenti di Nestlé Purina Research, mentre Jessica Quimby, della Ohio State University, fa parte di un advisory board di Nestlé Purina. Gli autori dichiarano che la ricerca non ha ricevuto finanziamenti esterni e che non erano presenti relazioni commerciali o finanziarie tali da poter essere considerate un potenziale conflitto di interessi. I dataset completi, inoltre, non sono liberamente disponibili a causa della natura proprietaria della ricerca e della tecnologia utilizzata.

Il risultato interessante, quindi, non è che abbiamo inventato una toilette capace di sostituire il veterinario. È qualcosa di più concreto: alcune variazioni apparentemente banali nel comportamento quotidiano del gatto possono accompagnarsi alla malattia renale cronica e possono essere misurate automaticamente nel tempo.

E questa, per chi conosce i gatti, è quasi una piccola rivoluzione. Parliamo di animali perfettamente capaci di zoppicare per tre secondi, accorgersi che li stai osservando e riprendere immediatamente a camminare come Naomi Campbell in passerella, salvo poi presentarti il conto dal veterinario una settimana dopo.

La tecnologia potrebbe quindi offrire ai proprietari una cosa che ai gatti riesce particolarmente bene negarci: una cronologia oggettiva di quello che fanno quando pensano che nessuno li stia guardando. Anche quando stanno semplicemente facendo pipì.

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend