Gatti e gioco con le piume: il “killer” del piumino non è necessariamente un cacciatore
- Uno studio pubblicato su Behavioural Processes ha coinvolto 87 gatti domestici negli Stati Uniti
- I proprietari hanno sottoposto gli animali a prove standardizzate e ripetute con una bacchetta dotata di piume, registrando le reazioni in video
- Le differenze tra i singoli gatti sono risultate sorprendentemente stabili: alcuni erano sistematicamente molto interessati al giocattolo, altri decisamente meno
- L’intensità della risposta non era significativamente associata all’accesso all’esterno, alla storia di caccia, alla frequenza abituale di gioco in casa o alla valutazione di “giocherellone” data dal proprietario
- Lo studio non dimostra che gioco e caccia siano scollegati in assoluto: una piuma attaccata a un bastoncino, per quanto possa sembrare il nemico giurato del gatto, non è una preda viva
Ci sono gatti che davanti a una bacchetta con le piume perdono completamente il lume della ragione. Un secondo prima stanno sonnecchiando sul divano con l’espressione mistica di chi ha raggiunto il Nirvana; quello dopo sono diventati una via di mezzo tra Predator, Xena e un ultras durante un derby. Agguato. Pupille enormi. Chiappe che ondeggiano. Salto. Zampata. Morso alla giugulare immaginaria della piuma.
A guardarli viene spontaneo pensare: “Questo, se esce di casa, fa una strage”.
E invece non è detto affatto.
Uno studio condotto da Hee Jin Chung, Cecilia Ma Li, Carly Moody e Andrew Sih della University of California, Davis suggerisce infatti che l’interesse dei gatti per il gioco con le piume sembra essere soprattutto una caratteristica individuale relativamente stabile, mentre non è risultato significativamente associato alla precedente attività di caccia o alla possibilità di uscire all’aperto. La ricerca, intitolata Utilizing citizen science to assess consistent individual variation in play behaviour of the domestic cat, Felis catus, è stata pubblicata online il 18 agosto 2026 su Behavioural Processes, DOI 10.1016/j.beproc.2026.105425.
In altre parole, il vostro gatto può massacrare il piumino del salotto come se avesse appena scoperto che gli deve dei soldi dal 2017, senza essere necessariamente il Pablo Escobar delle lucertole del quartiere.
Nessun legame significativo con caccia, vita all’aperto o indole giocherellona
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno reclutato attraverso un questionario online proprietari di 87 gatti negli Stati Uniti. Lo studio è stato realizzato con un approccio di citizen science: invece di portare gli animali in laboratorio, gli scienziati hanno chiesto ai proprietari di eseguire a casa una serie di prove comportamentali standardizzate e ripetute utilizzando una bacchetta con un oggetto piumato in movimento.
I proprietari hanno filmato le interazioni, mentre i ricercatori hanno successivamente analizzato i video per valutare la risposta dei singoli gatti. Il metodo ha quindi permesso di osservare gli animali in un ambiente familiare, evitando almeno in parte quella situazione in cui porti un gatto in un posto sconosciuto e lui decide che la sua unica personalità, da quel momento in poi, sarà “mobile dell’Ikea rannicchiato dentro il trasportino”.
Il primo dato interessante riguarda la ripetibilità del comportamento. Le risposte misurate durante le diverse prove mostravano una buona consistenza nel tempo, con una ripetibilità media pari a R = 0,467. Gli autori hanno poi utilizzato una Principal Component Analysis, cioè un’analisi delle componenti principali, per riunire le diverse misure comportamentali in un unico punteggio complessivo di interesse verso il giocattolo.
Nella versione pubblicata dello studio, anche questo punteggio ha mostrato differenze individuali consistenti tra i gatti, con ICC = 0,650. In sostanza, alcuni mici tendevano a essere regolarmente molto coinvolti dal giocattolo, mentre altri continuavano a manifestare un interesse più moderato.
Il concetto, tradotto dal linguaggio statistico al linguaggio da salotto, è semplice: c’è il gatto che vede una piuma e sente partire mentalmente la colonna sonora de Lo squalo, e c’è quello che la osserva come noi guardiamo la ventesima pubblicità di una compagnia telefonica. E questa differenza tende a ripetersi nel tempo.
I ricercatori hanno osservato anche un effetto significativo delle prove successive, con p = 0,002: nel complesso, i gatti tendevano a perdere interesse per il giocattolo andando avanti con le sessioni. Un risultato che, per chiunque possieda un gatto, potrebbe essere riassunto scientificamente come: “Bellissimo. Fantastico. È mio. Lo voglio. Basta, mi ha già stufato”.
La parte più interessante dello studio arriva però quando Chung e colleghi hanno cercato di capire quali fattori potessero spiegare il diverso entusiasmo dei singoli animali. E qui il gatto, come da tradizione, ha deciso di mandare a monte le nostre categorie mentali.
Il punteggio di interesse per la bacchetta con le piume non era significativamente associato all’accesso del gatto all’esterno, alla sua precedente storia di caccia, alla frequenza con cui giocava normalmente in casa o al grado di “giocosità” attribuito dal proprietario.
Quindi no: vedere il proprio micio trasformarsi in Hannibal Lecter davanti a tre piumette sintetiche non permette automaticamente di dedurre che, fuori casa, stia organizzando una campagna militare contro passeri, gechi e roditori.
E questa è probabilmente la parte più divertente dell’intera ricerca. Perché noi umani siamo maestri nel costruire profili psicologici dei gatti sulla base di cinque minuti di comportamento. “Guarda come punta la piuma. Ha un istinto predatorio fortissimo”. Magari cinque minuti dopo entra una mosca in soggiorno e lui chiama idealmente l’amministratore di condominio.
Una piuma non è una preda, anche se il gatto sembra convinto del contrario
Naturalmente, lo studio non dimostra che gioco e comportamento predatorio siano completamente indipendenti. Sarebbe una conclusione molto più forte di quella consentita dai dati.
Gli autori partono da un problema reale: i gatti domestici che hanno accesso all’esterno possono predare fauna selvatica e i singoli individui differiscono molto nel loro impatto ecologico. Lo studio voleva però verificare una domanda più specifica: esistono differenze individuali consistenti nella risposta dei gatti a un oggetto piumato in movimento? E queste differenze sono associate alla storia di caccia o ad altre caratteristiche della vita dell’animale?
La risposta alla prima domanda è sì. Alla seconda, almeno per i fattori analizzati in questo campione, non sono emerse associazioni significative.
La distinzione è importante perché una bacchetta con le piume non equivale a una preda viva. Sembra banale dirlo, ma pure un pollo arrosto e un velociraptor hanno entrambi delle zampe e nessuno suggerirebbe di studiare Jurassic Park entrando da Roscioli.
Un giocattolo viene mosso da una persona, compare in un ambiente domestico, non produce gli stessi odori e stimoli di un animale vivo e soprattutto non reagisce come una vera preda. Non fugge autonomamente, non cambia direzione in maniera imprevedibile e, salvo prodotti particolarmente scadenti acquistati online alle tre di notte, difficilmente sviluppa strategie di sopravvivenza.
Per questo motivo, l’assenza di un legame statisticamente significativo tra risposta alla piuma e storia di caccia non significa che il comportamento di gioco non abbia nulla a che fare con la predazione. Significa soltanto che, nel campione e con il protocollo utilizzato, la risposta a quel particolare giocattolo non permetteva di prevedere in maniera significativa quei fattori.
Anche il campione pone un limite: parliamo di 87 gatti negli Stati Uniti, non della Corte Suprema Universale dei Felini convocata per decidere una volta per tutte se Minù del quarto piano sia o meno un assassino.
C’è inoltre la questione della standardizzazione. Le prove sono state effettuate direttamente dai proprietari nelle abitazioni e non da ricercatori all’interno di un laboratorio completamente controllato. Da un punto di vista sperimentale significa accettare una certa variabilità nelle condizioni di test. Dall’altro lato, significa osservare i gatti in un ambiente molto più vicino alla loro quotidianità.
Gli autori considerano infatti i test comportamentali somministrati dai proprietari un metodo potenzialmente utile per studiare il comportamento felino. Secondo lo studio, il lavoro rappresenta il primo utilizzo documentato della citizen science per quantificare differenze individuali consistenti nel comportamento di gioco dei gatti. I dettagli bibliografici e l’abstract sono disponibili anche nella scheda della National Library of Medicine su PubMed.
Un dettaglio interessante riguarda anche il percorso della ricerca: una versione precedente era stata resa disponibile come preprint su SSRN nel marzo 2026. Il preprint riportava un ICC differente per il punteggio composito, pari a 0,717, mentre la versione definitiva pubblicata su Behavioural Processes riporta ICC = 0,650. Per i dati finali è quindi corretto fare riferimento alla versione pubblicata sulla rivista.
Il punto centrale resta però molto più semplice dei decimali: i gatti sembrano differire stabilmente nel modo in cui reagiscono al gioco con le piume. Alcuni affrontano la bacchetta come se l’onore della casata dipendesse dalla sua distruzione. Altri le concedono mezzo sguardo e tornano a leccarsi una zampa, comunicando con grande eleganza che avrebbero cose più importanti da fare.
E, almeno in questo studio, sapere a quale delle due categorie appartiene un gatto non consentiva di dedurre se fosse un cacciatore, se uscisse all’aperto, quanto giocasse normalmente in casa o quanto il proprietario lo considerasse giocherellone.
Insomma, il gatto “killer” del piumino potrebbe essere semplicemente un gatto che ama moltissimo massacrare piumini.
Che, a pensarci bene, è già un hobby sufficientemente inquietante senza attribuirgli anche una doppia vita criminale.

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- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0376635726001002
- https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0376635726001002
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42612887/
- https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=6382928
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