Cerchi disperatamente una relazione? Uno studio mostra il paradosso del “basta che trovi qualcuno”
• Uno studio longitudinale ha seguito 4.019 single tra i 18 e i 39 anni e analizzato circa 12.000 obiettivi sentimentali
• Sei mesi dopo, 3.176 partecipanti hanno valutato i progressi compiuti verso gli obiettivi indicati all’inizio della ricerca
• Chi desiderava una relazione per ragioni legate all’autostima tendeva a concentrarsi più sull’“avere qualcuno” che sulla qualità del rapporto
• Le motivazioni legate all’immagine di sé erano associate a minori progressi negli obiettivi sentimentali nei sei mesi successivi
• Lo studio mostra associazioni e capacità predittiva, non dimostra che cercare disperatamente una relazione sia la causa del rimanere single
C’è un paradosso sentimentale che suona quasi come una di quelle regole non scritte della vita: più trasformi la ricerca di una relazione a tutti i costi in una missione personale, più rischi di ritrovarti a correre sul tapis roulant dell’amore. Molto movimento, parecchio fiatone e il paesaggio che, misteriosamente, rimane sempre lo stesso.
A suggerirlo è uno studio pubblicato su Social Psychological and Personality Science il 5 agosto 2026, firmato da Laura Hawkins, Serena Thapar, Will Ryan e Geoff MacDonald, ricercatori della University of Toronto e della McGill University. La ricerca, dal titolo Does Why You Want Partnership Shape What You Want? A Self-Determination Perspective on Singles’ Relationship Goals, porta il DOI 10.1177/19485506261472940.
Il punto non è stabilire se desiderare un partner sia giusto o sbagliato. Sarebbe piuttosto curioso trasformare anche l’innamoramento in un esame con la risposta corretta in fondo alla pagina. Hawkins e colleghi hanno cercato invece di capire perché una persona single desideri una relazione e se motivazioni differenti siano associate a obiettivi sentimentali differenti e, successivamente, ai progressi verso quegli stessi obiettivi.
Lo studio su 4.019 single mostra che cercare una relazione per autostima è associato a obiettivi diversi e a minori progressi dopo sei mesi
La ricerca ha coinvolto 4.019 adulti single tra i 18 e i 39 anni. Gli studiosi hanno valutato le motivazioni che spingevano i partecipanti a desiderare — oppure a non desiderare — una relazione e hanno analizzato circa 12.000 obiettivi sentimentali indicati liberamente dal campione, classificandoli in 41 categorie tematiche. Sei mesi più tardi sono stati ricontattati 3.176 partecipanti, ai quali è stato chiesto quanto fossero progrediti verso gli obiettivi precedentemente dichiarati.
Il lavoro utilizza come cornice teorica la Self-Determination Theory, distinguendo diversi tipi di motivazione. In termini molto concreti: non è la stessa cosa desiderare una relazione perché stare intimamente con qualcuno ci piace e ha valore per noi oppure perché pensiamo che riuscire finalmente a “fidanzarci” possa dimostrare qualcosa sul nostro valore personale.
Ed è proprio qui che i risultati diventano interessanti.
La motivazione intrinseca, cioè il desiderio di una relazione legato al piacere dell’esperienza relazionale stessa, risultava associata con maggiore probabilità a obiettivi riguardanti la qualità del rapporto: costruire intimità e una connessione significativa, entrare in una relazione sana, divertirsi insieme e modificare il proprio atteggiamento verso gli appuntamenti. La motivazione legata al valore attribuito consapevolmente alla relazione era invece associata, tra le altre cose, alla ricerca di un rapporto stabile o di un partner a lungo termine.
La faccenda cambiava con quella che gli autori definiscono motivazione introiettata: in sostanza, quando la relazione assume anche la funzione di puntello dell’immagine personale. Tra gli esempi utilizzati nello studio compaiono motivazioni come sentirsi orgogliosi di essere in una relazione oppure sentirsi dei falliti qualora non lo si fosse.
In particolare, la componente negativa di questa motivazione era associata a una probabilità maggiore di indicare obiettivi come aumentare la fiducia in se stessi, migliorare la propria attrattività fisica, uscire con qualcuno, socializzare ed entrare in una relazione. Allo stesso tempo, era associata a una probabilità inferiore di indicare obiettivi come costruire intimità emotiva, condividere esperienze con un partner, divertirsi nella relazione o trovare qualcuno con cui viaggiare.
Tradotto dal ricercatorese all’italiano da aperitivo: il centro dell’obiettivo rischia di spostarsi da “vorrei costruire qualcosa di bello con qualcuno” a “vorrei qualcuno, punto”.
E questa differenza apparentemente sottile potrebbe essere molto meno innocua di quanto sembri.
Gli autori hanno infatti osservato che le forme positive e negative di motivazione introiettata erano entrambe negativamente associate ai progressi dichiarati verso gli obiettivi sentimentali sei mesi dopo. Nel complesso, i partecipanti al follow-up dichiaravano in media di aver completato il 41,7% del percorso verso i tre obiettivi indicati all’inizio, ma la motivazione legata all’autovalutazione mostrava una relazione negativa con il progresso.
Ed eccolo, il piccolo scherzo cosmico: le persone maggiormente concentrate sull’ingresso in una relazione — il rassicurante e apparentemente semplicissimo “basta che trovi qualcuno” — erano proprio quelle che tendevano a riferire meno progressi.
Il paradosso del “basta che trovo qualcuno”: quando il partner rischia di diventare una certificazione del proprio valore personale
Gli stessi autori mantengono però il piede sul freno, ed è importante fare altrettanto. Lo studio è longitudinale, con un follow-up a sei mesi, ma non permette di concludere che cercare una relazione per rafforzare l’autostima causi direttamente minori possibilità di trovare un partner.
Insomma, niente titoli del tipo “La disperazione ti rende single”. Sarebbero molto comodi, probabilmente molto cliccati e scientificamente più traballanti di un tavolino da campeggio con tre gambe.
Laura Hawkins e colleghi parlano di associazioni. Nel discutere i risultati, propongono la possibilità che perseguire una relazione come mezzo per soddisfare il proprio senso di valore personale possa, paradossalmente, interferire con il percorso verso una relazione. Il meccanismo preciso, tuttavia, non è stato dimostrato dallo studio.
Ci sono inoltre alcuni limiti da tenere presenti. I progressi sono stati autodichiarati dai partecipanti, quindi non rappresentano una misurazione esterna e oggettiva del loro successo sentimentale. Inoltre, gli obiettivi raccolti erano estremamente eterogenei: “fare sesso”, “entrare in una relazione”, “costruire intimità emotiva” e “trovare un partner a lungo termine” sono evidentemente traguardi molto diversi, anche per difficoltà e dipendenza dalla collaborazione di un’altra persona.
Gli autori sottolineano inoltre che, nonostante l’ampio campione internazionale, non è stato possibile esaminare approfonditamente se le associazioni osservate cambiassero in funzione di caratteristiche demografiche come genere, età, orientamento sessuale o area geografica. Analizzare tutte le possibili interazioni avrebbe richiesto migliaia di ulteriori test statistici.
C’è poi un risultato apparentemente bizzarro che aiuta a capire quanto sia importante non leggere questi dati come una classifica dei “bravi in amore”. Le persone con livelli maggiori di amotivazione, cioè poco interessate alla ricerca di un partner, tendevano a indicare più frequentemente come obiettivo il rimanere single o a non indicare affatto obiettivi relazionali. Ed erano anche quelle che riportavano maggiori progressi verso i propri obiettivi.
Ma qui non serve Freud per trovare almeno una parte della spiegazione: rimanere single è un obiettivo che può essere raggiunto autonomamente; costruire una relazione sana richiede invece la collaborazione di un altro essere umano, creatura notoriamente dotata della fastidiosa capacità di avere desideri propri. È la stessa interpretazione avanzata dagli autori dello studio.
Il lavoro di Hawkins, Thapar, Ryan e MacDonald, ripreso mediaticamente all’inizio di settembre dopo la pubblicazione del 5 agosto 2026, non sostiene quindi che volere intensamente una relazione condanni alla solitudine. Suggerisce qualcosa di più interessante: le ragioni per cui desideriamo un partner sono associate non soltanto a ciò che cerchiamo, ma anche al modo in cui organizziamo i nostri obiettivi durante la vita da single. La scheda bibliografica e gli autori sono consultabili anche attraverso ORCID.
Forse, allora, la domanda più utile non è soltanto “perché non trovo qualcuno?”, ma anche “perché voglio così tanto trovarlo?”. Per condividere intimità, esperienze e divertimento con un’altra persona? Oppure perché avere qualcuno accanto dovrebbe finalmente convincerci di essere abbastanza belli, desiderabili, interessanti, riusciti?
Perché un partner può essere molte cose. Trasformarlo nel certificato di autenticità della propria autostima, invece, sembra una mansione per la quale nessuno ha mai presentato candidatura.

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- https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/19485506261472940
- https://doi.org/10.1177/19485506261472940
- https://orcid.org/0009-0000-4723-9252
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