Se il partner dorme male, anche la dieta dell’altro ne risente: cosa dice uno studio sulle coppie
- Lo studio ha seguito 204 coppie conviventi per tre mesi
- Il sonno è stato valutato con questionari, senza misurazioni dirette
- Chi aveva un partner che dormiva peggio riferiva una dieta di qualità inferiore
- Nei diari quotidiani emergevano anche meno impegno e fiducia nel mangiare sano
- La ricerca mostra un’associazione, senza dimostrare che il sonno di uno cambi la dieta dell’altro
Si può dormire benissimo e ritrovarsi comunque a cena con quello che il partner stanco è riuscito a mettere insieme. In uno studio su 204 coppie conviventi, la qualità del sonno di una persona risultava associata anche alla qualità dell’alimentazione dell’altra, tenendo conto di quanto dormisse quest’ultima. La ricerca, pubblicata su Annals of Behavioral Medicine, riguarda coppie nelle quali almeno uno dei due partner era in sovrappeso e stava cercando di cambiare alimentazione o attività fisica. Non è, quindi, una fotografia di tutte le convivenze.
Sonno e dieta di coppia: che cosa hanno osservato i ricercatori
La ricerca è stata condotta da Maegan Dymarski e colleghi, con Jean-Philippe Gouin dell’Università Concordia di Montréal. I partecipanti erano 408 persone, con un’età media di 42 anni. Quasi il 96% dichiarava di stare già cercando di migliorare la propria alimentazione: un dettaglio da tenere presente quando si leggono i risultati, perché qui la spesa e i pasti erano già, almeno nelle intenzioni, oggetto di attenzione.
Entrambi i partner hanno compilato questionari sul sonno e sulla dieta all’inizio dello studio, dopo un mese e dopo tre mesi. Per le due settimane successive alla prima rilevazione hanno inoltre tenuto un diario quotidiano sulle intenzioni, sull’impegno e sulla fiducia nel riuscire a mangiare in modo sano. La qualità del sonno è stata valutata con il Pittsburgh Sleep Quality Index; quella della dieta con un breve questionario sulla frequenza di consumo di alcuni alimenti, tra cui verdure e cibi da fast food. Le risposte raccontano le abitudini riferite dai partecipanti, senza registrare direttamente le ore di sonno o ciò che finiva nei piatti.
All’inizio dello studio, dormire peggio era associato a una dieta di qualità inferiore sia per la persona stessa sia per il partner. L’associazione con la dieta dell’altro rimaneva anche dopo aver considerato la qualità del sonno di quest’ultimo. Nei diari compariva un altro elemento: quando il partner riferiva un sonno peggiore, l’altra persona riportava mediamente meno impegno nel seguire un’alimentazione sana e meno fiducia nel riuscirci. Queste misure erano a loro volta associate alla qualità della dieta rilevata nei mesi successivi.
Il sonno di uno cambia davvero ciò che mangia l’altro?
È una spiegazione plausibile, ma lo studio non può stabilire un rapporto di causa ed effetto. Chi convive spesso condivide pasti, spesa e organizzazione della cucina. Se uno dei due è stanco, scegliere qualcosa di pronto può diventare più facile che preparare la cena prevista; se poi si mangia insieme, la scelta arriva su due piatti. I ricercatori indicano queste abitudini comuni come possibile meccanismo, senza aver verificato che siano state proprio loro a produrre l’associazione osservata. Quindi, prima di attribuire al partner la responsabilità della pizza del martedì, conviene lasciargli almeno il beneficio del dubbio.
C’è anche un risultato che ridimensiona la lettura più immediata della notizia. Nei tre mesi della ricerca la qualità della dieta è migliorata leggermente, mentre quella del sonno è rimasta pressoché stabile. La qualità del sonno misurata all’inizio non prevedeva come sarebbe cambiata la dieta nel tempo. Lo studio mostra soprattutto che sonno e alimentazione dei due partner erano collegati alla prima rilevazione; suggerisce alcuni possibili passaggi attraverso motivazione e impegno, senza dimostrare che far dormire meglio uno dei due migliori la dieta di entrambi.
I ricercatori avevano anche ipotizzato che il sonno delle donne potesse pesare di più sulla dieta del partner, considerando che nelle coppie eterosessuali la gestione dei pasti ricade spesso maggiormente su di loro. Nei dati, però, l’associazione non cambiava in modo significativo in base al genere. Il campione era composto in prevalenza da coppie eterosessuali e tutte le coppie vivevano insieme: applicare il risultato a relazioni e abitudini domestiche diverse richiederà altre ricerche.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://doi.org/10.1093/abm/kaag041
- https://www.sleep.pitt.edu/psqi
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21146770/
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